Dario Sannino: Doping e certificati farmaceutici

Una delle più grandi problematiche del mondo dello sport è sicuramente il doping farmaceutico. Non si tratta altro che di atleti che ricorrono a varie metodologie non terapeutiche che migliorano le proprie performance sportive. Nello sport ci sono stati grandi personaggi famosi che sono ricorsi al doping per mantenere un certo livello, nonostante questo comportamento sia altamente sleale e scorretto. Si tratta di una vera e propria truffa, poiché spesso questi atleti prendono parte a diversi e importanti avvenimenti agonistici. Per questo motivo Dario Sannino ha dedicato un interessante approfondimento al tema.

Per sentire i primi episodi di doping si deve andare nell’antichità, più precisamente durante i Giochi Olimpici della Grecia classica, dove quasi tutti gli atleti facevano uso di decotti e sostanza particolari che riuscivano a migliorare notevolmente la resistenza. Questa problematica si è vissuta persino ai tempi degli Antichi Romani, dove utilizzavano diverse tipologie di carni a seconda della disciplina che dovevano affrontare, poiché questi cibi erano ricche di sostanza stimolanti. In ogni epoca antica si parla di decotti in grado di aumentare le proprie capacità: nella mitologia nordica si usava un determinato fungo, in America del Sud una miscela formata da matè, guaranà e coca, mentre in America del Nord ci fu un grande utilizzo del peyote, una pianta che contiene la mescalina. 

La parola “doping” è stata utilizzata per la prima volta in America del Nord nel 1889: infatti essa indicava una strana sostanza – un mix di tabacco, oppio e narcotici – che rendeva i cavalli da corsa estremamente prestanti. Ma perché gli atleti si dopano? Come nell’antichità, ancora oggi diversi ricorrono al doping farmaceutico per migliorare la propria massa muscolare, perdere facilmente peso, diminuire la percezione della fatica e del dolore, in modo da spingersi oltre i propri limiti. Nell’ambito sportivo si parla di doping farmaceutico quando nell’organismo di un atleta si rileva una sostanza proibita o vietata, che è stata assunta con il preciso intento di migliorare la propria performance agonistica. Solamente nel 1960 parte la lotta al doping: l’episodio scatenante riguarda la morte di Jensen, ciclista danese che stava prendendo parte alle Olimpiadi di Roma. Da quel momento in poi tutte le discipline sportive hanno pian piano preso contromisure: nel 1966 la federazione internazionale del ciclismo e la FIFA introdussero, nelle proprie competizioni, i famosi test anti-doping. L’anno seguente invece il Comitato Olimpico Internazionale istituisce una specifica commissione medica, predisposta esclusivamente ai controlli delle analisi oltre a decidere quale sostanza sia illecita, dopante o proibita. Negli ultimi anni la lotta al doping è più serrata che mai, con gli atleti che sono costretti a sottoporsi a precisi controlli. 

Certificato di prodotto farmaceutico

Quando scoppia un’epidemia e le aziende si mettono alla ricerca di un vaccino o di un farmaco per contrastarlo, il procedimento è abbastanza complesso. Non solo dal punto di vista medico, ma anche burocratico: prima di poter rilasciare qualsiasi farmaco le aziende infatti devono possedere il Certificato di prodotto farmaceutico. 

La diffusione di un qualsiasi farmaco deve passare numerosi step e dev’essere approvato da diverse autorità, tra cui il Ministero della Salute. In sostanza, l’azienda farmaceutica per poter rilasciare il proprio prodotto, deve prima possedere tutte le autorizzazioni necessari per la fabbricazione di farmaci, dopodiché deve richiedere il certificato di prodotto farmaceutico. Il Ministero della Salute, in collaborazione con l’AIFA (Azienda Italiana del farmaco), può approvare la vendita del prodotto garantendo l’autorizzazione nell’immissione al commercio (comunemente definito AIC). Il certificato di prodotto farmaceutico viene rilasciato anche per i farmaci non autorizzati all’immissione in commercio in Italia. Le aziende dovranno presentare una domanda con tutta la documentazione richiesta, tra cui i dati riassuntivi del prodotto, come il nome e il prezzo e quello eventuale del paese importatore e tutti gli atti amministrativi che ne garantiscono la veridicità dei test effettuati. I passaggi burocratici sono abbastanza lunghi, poiché l’AIFA deve controllare se tale prodotto non provoca effetti collaterali e che i documenti in loro possesso siano veritieri. Un farmaco d’altronde deve passare varie fasi: all’inizio infatti viene prima testato sugli animali e solo dopo aver ottenuto buoni risultati si parte con la sperimentazione sull’uomo. Anche dopo che il prodotto è stato messo in commercio può essere ritirato, infatti il Ministero della Salute, in collaborazione sempre con l’AIFA e anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità, monitora gli andamenti dei nuovi farmaci in commercio. 

Una volta effettuati questi procedimenti, il certificato di prodotto farmaceutico viene rilasciato e il prodotto può essere finalmente rilasciato sul mercato, nel caso abbia l’autorizzazione all’immissione nel commercio, in caso contrario non potrà essere venduto. Ogni azienda infatti deve avere il proprio certificato e quando si effettua la richiesta si deve specificare il codice del prodotto, che dev’essere univoco. Il rilascio dei certificati di prodotti farmaceutici non autorizzati in Italia, ci ricorda Dario Sannino, è lo stesso di quelli con autorizzazione AIC. Nella domanda devono essere presenti i vari dati del prodotto, come il nome del farmaco e quello del Paese importatore. Il certificato di prodotto farmaceutico impiega circa 30 giorni per essere emesso, nel caso venga accettato.